Il male che si deve raccontare

male

Carissimi,
l’8 maggio è uscito in libreria Il male che si deve raccontare, un libro che parla di violenza domestica. L’ho scritto con la partecipazione di Marina Calloni, professoressa di filosofia politica e sociale alla Bicocca e prima direttrice di edv Italy – sezione italiana della Eliminating Domestic Violence Global Foundation (edv gf) –, che sarà ufficialmente costituita a Milano alla presenza di Lady Patricia Scotland (fondatrice di edv gf) il prossimo 31 maggio e della quale assumerò la presidenza.

Il male che si deve raccontare raccoglie le mie memorie di violenza domestica prima in Sicilia e poi in Africa e in Inghilterra, ma non è soltanto un libro di denuncia. Parlo anche di come combattere la violenza domestica e di come proteggere le vittime, secondo un sistema semplice ed efficace messo a punto da Lady Scotland, coraggiosa avvocatessa inglese diventata ministro sotto il governo Blair: sperimentato in Inghilterra e Galles, questo sistema è articolato intorno a cinque punti fondamentali e per la prima volta chiama in causa – oltre al sistema giudiziario, ai servizi sociali e sanitari e alle scuole – i datori di lavoro. Da quando è stato introdotto, ha notevolmente ridotto il numero delle vittime di violenza domestica. La Eliminating Domestic Violence Global Foundation (Edv GF) si propone di promuovere questo metodo e di diffonderlo in tutto il mondo.
Marina e io abbiamo devoluto il compenso per Il male che si deve raccontare a edv Italy e Feltrinelli lo ha messo in vendita rinunciando ai suoi margini di guadagno: lo si può acquistare al prezzo di nove euro.
Agli amici, oggi voglio dire: compratelo, leggetelo e diffondetelo, la violenza domestica è un problema di tutti.

Un caro saluto,

Simonetta

Il libro

Con un programma semplice ed efficace – che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano –, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritto racconti che, attraverso vicende affioranti dalla sua memoria e ancor più attraverso casi affrontati in veste di avvocato, danno una vividissima e articolata rappresentazione del segreto che a volte si nasconde dentro le pareti domestiche. Con la sapienza narrativa che le è propria, evoca l’esibizione del teatro della violenza in Sicilia, i silenzi comprati da un marito abusante, il dolore dei figli abusati, la complicità fra vittima e carnefice. Marina Calloni, docente alla Bicocca, traduce la consapevolezza secondo la quale viviamo in città in cui “si uccidono le donne” in una visione sintetica e in una stringente serie di dati.
Il male che si deve raccontare è insieme un atto di denuncia – il male che si deve strappare al silenzio – e uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime. I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di Edv e alle attività che, attraverso la Fondazione, hanno come obiettivo l’eliminazione della violenza domestica.

Marina Calloni è professoressa in Filosofia politica e sociale presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Milano-Bicocca. È stata per molti anni senior researcher presso la London School of Economics e ha insegnato in molti atenei stranieri, tra cui Brema, Vienna e Notre-Dame (Usa). Ha partecipato a ricerche internazionali. È membro del Comitato interministeriale dei Diritti umani presso il ministero degli Affari esteri e ha partecipato alla costituzione del movimento “Se non ora quando?”.

 

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Commenti

  1. Leggerò il libro perché abbondo di motivi per farlo e sono tutti buoni.
    E’ un libro di Simonetta Agnello Hornby
    parla di un fenomeno del quale sconosciamo longitudine e latitudine ma che ha morso molte di noi e che non ha escluso nessuna di noi
    perchè sono donna
    perchè sono madre di un bambino e di una bambina
    perchè sono figlia e sorella e zia di donne
    per Sarina che prendeva botte se metteva un cappellino, che non poteva tingersi i capelli precocemente imbiancati, che ha conservato il sorriso per i suoi figli, che è andata via a quarantasei anni e nelle foto che restano ti guarda con la stessa espressione della mia piccolina, nonna e nipotina
    per mia nonna e mia zia che mi hanno tenuta come un fiore raro
    per mia nonna Giuseppa detta Carmela che faceva il contrabbando del sale, si è nascosta ai soldati tedeschi accampati lungo la strada del suo ritorno a casa, ha costruito la sua casa impastando la mota e cuocendo i mattoni ed ha lottato come una leonessa perchè suo figlio studiasse
    per Rossana che se n’è andata quando il suo grande cuore ha detto basta soffrire
    per tutto quello che è divenuto la mia storia
    per le storie che ho sentito
    perchè sono anche un avvocato
    perchè una notte -a diciassette anni- ho avuto puntata alla tempia destra una pistola- e così’ mi sono svegliata da un sonno che era già pieno di lacrime, cambiando per sempre la mia vita
    per gli uomini dei quali sono amica e che mi sono amici
    ecco i motivi, tutti buoni, tutti molto molto buoni motivi :) ))
    Lora

  2. Credo che il progresso culturale di una società si possa misurare dal grado d’importanza che in essa si dà alle sofferenze dei più deboli. Certo se si utilizzano i minorati mentali (i babbi ) per assicurarsi un voto alle elezioni, scambiandolo con un arancino, o se si nascondono le botte dietro porte chiuse per vergogna, per paura o semplicemente per atavica rassegnazione, allora di progresso culturale, nel nostro “Sud “, tutt’oggi se ne vede ben poco. Penso che non basti adottare un sistema di protezione sociale ( per quanto possa essere efficace ) in grado di contenere il problema; perché la sensibilità morale e civile del nostro paese non può essere paragonata a quella dell’Inghilterra o di qualche altro paese del nord Europa. Essa è di molto inferiore.

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